GIOVANI CHE GUARDANO

“Giovane che guarda Lorenzo Lotto” riproduce nelle dimensioni originali il “Ritratto di giovane” di Lorenzo Lotto: è la “ricostruzione nello spazio e nel tempo del punto occupato dall’autore (1505) e (ora) dall’osservatore di questo quadro”, come scrive Paolini. “Il quadro si fa specchio mentale di una situazione, perché dà allo spettatore in quel momento l’illusione di trovarsi nella posizione, e quindi nella persona, di Lorenzo Lotto. Non vive quindi come quadro, ma come dichiarazione astratta”, dichiara l’artista.

Retrospettivamente, Paolini ha commentato l’opera in questi termini: “Se nei primi anni sessanta l’attenzione era deviata dalla superficie visibile del quadro verso il suo rovescio, qui è interamente concentrata su chi guarda: l’immagine del quadro è nascosta dietro il sipario della sua riproduzione e la sua ‘verità’ si sposta nel punto di vista dello spettatore. L’idea del quadro non è dunque l’immagine che ci mostra, ma il fatto stesso che noi siamo lì ad osservarlo. Il quadro non si esaurisce insomma nel piano orizzontale della sua superficie, ma è il teatro dell’asse ottico che lo attraversa”.

“Attraverso l’uso del mezzo fotografico, mi inoltro ancor più in quella che era la mia vocazione, più che di autore o di pittore, di spettatore in attesa: con la fotografia, in “Giovane che guarda Lorenzo Lotto” e in altri quadri che seguiranno, cambio identità: da spettatore travestito da pittore mi ritrovo autore travestito da spettatore”.

All’interno di questo scritto, è presente una forte relazione con ciò che accade all’interno delle mura scolastiche.
Questo perché il corridoio scolastico diventa come un “luogo del tempo”, poiché qui, da oltre un secolo, vanno e vengono soltanto adolescenti compresi nella fascia d’età tra i 14 e i 18 anni. D’altra parte invece, i professori restano gli unici ad invecchiare.

Nella scuola si crea quindi una particolare asimmetria temporale: gli studenti rimangono sempre nella stessa fascia d’età, come un’immagine che si rinnova ma non cambia mai davvero. I professori, invece, attraversano il tempo e lo portano con sé. Questo meccanismo ricorda la riflessione di Paolini sul rapporto tra osservatore e immagine: ciò che appare immutabile è solo il punto osservato, mentre è l’osservatore a trasformarsi. Con questa metafora viene descritto che nella scuola, la “verità” del tempo non sta negli studenti che si susseguono sempre uguali per età, ma negli insegnanti che, anno dopo anno, cambiano e si confrontano con uno stesso scenario che li costringe a misurarsi con la propria evoluzione.

Nel cercare di rappresentare questo concetto, i ragazzi hanno scelto di realizzare i ritratti degli studenti che fanno parte della classe. Facendo questo, le opere diventano un ponte tra due tempi che corrono in direzioni opposte ma che si appartengono ugualmente: l’arco di tempo degli studenti adolescenti, che vede sempre il riavviarsi di un ciclo continuo con nuove generazioni di ragazzi che vivono tra le mura della scuola; e quello dei professori, che invece procede, invecchia, si evolve e sedimenta. 

Seguendo questo ritmo continuo, i volti della classe sulle pareti ricordano che, anche se per un solo istante, siamo stati parte integrante e fondamentale di questo progetto condiviso e di questa storia che non smette mai di trasformarsi e rinascere.
Questa storia non smetterà mai di continuare e questo ritmo non smetterà mai di evolversi, perché con il passare degli anni, ogni volta che l’annata di studenti sarà terminata, ci sarà la possibilità di cambiare quelli che sono ormai “vecchi” ritratti, sostituendoli con dei “nuovi”, occupati dalle generazioni a venire.

Questo aiuta a proseguire il costante susseguirsi di studenti, che lasciano il proprio segno all’interno della scuola e, inoltre, aiuta a “sfondare” il muro formato dal passato, in cui il tempo sembra “congelato”, rappresentato dalla fascia di età degli studenti che non si evolve e non invecchia mai. 

In conclusione, il progetto ha come obiettivo finale quello di rappresentare questa evoluzione continua degli studenti, che dalle età anagrafiche non sembra mai rigenerarsi, ma che in realtà non si ferma mai ed è in continua evoluzione.

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