L’intrattenimento legato al mondo Dansō in Giappone inizia intorno al 2005, quando appaiono le prime boyband dansō, inaugurano bar e locali dove lo staff è interamente composto da donne crossdresser (dansō kissa), ma soprattutto aprono le prime agenzie di dansō escorting. Un’agenzia di dansō escort offre ad una clientela prettamente femminile la possibilità di avere un appuntamento con una donna crossdresser Female-to- Male. Durante il tempo prenotato, il dansō può comportarsi come un fidanzato innamorato, come un miglior amico, come un fratello maggiore. La cliente sceglie il tipo di relazione che le piacerebbe instaurare e il Dansō fa il possibile per rendere l’esperienza soddisfacente e realistica.
Soltanto una cosa è vietata: l’intimità fisica. Baci, carezze e così via sono cose che appartengono al regno del proibito.
La mostra Dansō è nata dal progetto della ricercatrice Marta Fanasca dell’Università di Bologna. La dott.ssa Fanasca (studiosa di antropologia culturale e studi di genere ed esperta di Giappone) si è resa disponibile a prestare i suoi intensi scatti fotografici per promuovere una riflessione, con gli studenti e le studentesse delle scuole superiori di Bergamo, sul dirsi donne nel presente.
Questa mostra vuole presentare al pubblico il mondo dei Dansō escort, la loro costruzione identitaria e il modo in cui Dansō e clienti interagiscono e costruiscono un’intimità di coppia durante gli appuntamenti.
La mostra è stata realizzata in collaborazione con la Provincia di Bergamo, l’Assessorato per l’educazione alla cittadinanza, pace, legalità e trasparenza, pari opportunità del Comune di Bergamo, il Liceo Linguistico Statale G. Falcone ed il Liceo Artistico della Scuola d’Arte A. Fantoni.
Il ruolo del Liceo Falcone e del Liceo Fantoni in questo progetto è stato molteplice ed articolato. Nello specifico, gli studenti e le studentesse della 3 di architettura e ambiente del Liceo Fantoni, con la direzione della prof.ssa Ventura, hanno immaginato e realizzato un allestimento espositivo che sappia valorizzare il prodotto fotografico e invitare al confronto guidato sul tema.
«Sono stati fatti studi in 3 D – spiega Ventura – e inoltre si è pensato ad elementi, quali dei veli, che potessero suggerire la delicatezza del tema. È stato un lavoro interessante per tutti e i ragazzi hanno risposto con sensibilità riguardo ad un tema che oscilla tra tristezza e delicatezza».
L’immagine della locandina è riassuntiva di tutta la narrazione della mostra: due mani si stringono, ma una è adornata da un orologio a sfere che consente di misurare il tempo senza guardare il quadrante, rimanda al tempo a pagamento dei dansō.